La festa dell'Amaro

Se lo spareggio di Rigolato potesse essere paragonato ad un pranzo, non c’è alcun dubbio che … l’amaro (la “a” andrebbe maiuscola…)  è stato servito al momento giusto.
Eh già, perché mancava veramente poco alla fine di una partita intensa, vibrante, a tratti anche bella.
Mancava poco, poco più di 120 secondi all’ultimo atto del Carnico quando Moratti si è inventato un gol pazzesco, col pallone alzato con la punta del piede e poi infilato nella porta dell’Ardita con una conclusione poderosa.
In quel tiro c’era davvero tutto: preparazione, conclusione, precisione e soprattutto promozione. Quella che l’Amaro attendeva da anni, 25 per l’esattezza. Perché dopo la doppietta ad inizio anni ’90, la squadra biancazzurra non ha fatto altro che fare onore al suo stemma: il gambero.
E proprio come i gamberi la squadra andava sempre all’indietro, non trovando mai la forza necessaria per onorare quei due scudetti vinti in un lampo accecante ma brevissimo e soprattutto irripetibile.
E’ una promozione, quella dell’Amaro, che forse era la storia a pretenderla. Perché fa sempre un certo effetto vedere una squadra che ha vinto due scudetti sprofondata quasi sempre all’ultimo posto in Terza categoria. L’Ardita, tra non molto, scriverà belle pagine di calcio, perché ha un allenatore innamorato del calcio ed un nugolo di giocatori giovani ma già davvero bravissimi. Forse una delusione come questa farà crescere un po’ di pelo nello stomaco ai tanti ragazzini in maglia gialla, quei peli che servono molto di più di quella della barba, perché puoi crescere, puoi maturare, puoi, in una parola, diventare grande, ma se le delusioni e le sconfitte non ti fanno diventare anche un po’ “cattivo” diventa dura andare a vincere. Ed in fondo, tutto questo l’Ardita lo ha provato sulla sua pelle nella domenica del “Franzil”: perché i gialli avevano avuto quasi subito il match ball a loro disposizione: Cantone, al 13’, li aveva portati in vantaggio e subito dopo Simone Romanin si era procurato un rigore e l’espulsione del portiere avversario per fallo da ultimo uomo. Raffaele Carrera, dal dischetto, aveva, insomma, la possibilità di raddoppiare il vantaggio e gestirlo poi in superiorità numerica. Ma qui entra in scena Max Moroldo: lui pensava di trepidare da dodicesimo in panchina. Gli acciacchi, l’età, la lunga inattività, insomma, gli avevano ritagliato quel ruolo di portiere di riserva che tanto ben si addice agli estremi difensori a fine carriera. Ed invece Max, appena entrato si è levato la ruggine da muscoli e tendini ed è andato a deviare in angolo la conclusione dagli undici metri di Carrera. Che impatto sul match! Ma l’appuntamento col raddoppio sembrava solo rinviato: un palo di Zanier, una paratona di Moroldo ed un’uscita dello stesso all’ultimo secondo prima della pausa, però, avevano presagi piuttosto sinistri. Vuoi vedere che nel secondo tempo?… Detto fatto: inizia la ripresa e quel matto di Vidoni su punizione infila il pari. Per uno che tra un mese compie 40 anni un bel modo di festeggiare l’evento! L’Ardita però non si scompone e dopo poco al minuto 13 (la numerologia avrà il suo peso i queso spareggio, fateci caso…), su punizione, Raffaele Carrera si riscatta e riporta Forni Avoltri in paradiso. “Micio” Romanin in panchina sa che queste partite si vincono anche con l’esperienza ed allora toglie Di Val e butta nella mischia Del Fabbro. Fabio è l’uomo della storia perché nel 1991 fu lui a siglare il gol che valse all’Ardita la Coppa Carnia, la più grande vittoria della società giallo nera. Ma Fabio non fa in tempo ad entrare che subito dopo l’Amaro pareggia: Eder che portiere non è ma si è adattato al ruolo con grande spirito di sacrificio ed attaccamento alla maglia, va giù lento ed impacciato su un tiro di Petterin che tutto sembrava fuor che irresistibile. Ironia della sorte, Eder si fa anche male ed allora in porta (visto che l’Ardita non ha un 12) ci va proprio Fabio Del Fabbro. Deve proteggere la porta, Fabio, e forse anche un pezzettino di quella storia che lui stesso scrisse in quella finale di Ovaro del 1991. E Fabio se la caverà: l’Amaro non lo impegnerà più di tanto e lui, specialmente coi piedi ci sa fare… Il tempo scorre e arriva il 90’ poi i supplementari e poi, forse, i rigori. Rigori? No, aspettate un attimo, sembra dire Moratti. Ci voleva uno con un cognome così ad Amaro. Qualche chilometro più ad ovest, dalle parti di Milano, uno con lo stesso cognome ha aspettato tanti anni prima di vincere qualcosa e forse è proprio questo filo sottile che lega i due Moratti: Massimo e Luca. E così al minuto 13 (visto i numeri? Riguardatevi i minuti dei due gol dell’Ardita..) del secondo over time, Luca lavora un bel pallone al limite dell’area e lo infila nella porta di Del Fabbro. Fabio non ferma la storia dell’Ardita, Luca firma quella dell’Amaro. Ancora due minuti, tre  e poi Cattani fischia la fine. L’Amaro fa festa e l’Ardita si dispera. 3 a 2, tanti gol e alla fine scopri che protagonisti sono stati i portieri: Tolazzi, Moroldo, Eder e Del Fabbro. Il calcio sa essere strano e far venir voglia di cambaire i proverbi: la Carnia sarebbe dolce se il primo paese fosse restato in … Terza, penseranno a Forni Avoltri. Già, la Terza: la categoria dove milita il Rigolato. L’organizzazione dell’evento, però, è stata da squadra di Prima, con Gino Candido, abile alla griglia quasi come lo era in campo…