Mai come stavolta importava partecipare. Anzi, la partecipazione comprendeva già la vittoria, perché ci sono partite che si giocano prima con il cuore e poi con tutto il resto. Già, il cuore, quello che tante volte invochiamo. Lo invochiamo per esprimere l’amore oppure per raffigurare la passione, il coraggio e da qualche anno a questo parte gli eventi che prevedono un intento di solidarietà. “La palla nel pozzo”, da cinque anni, racchiude tutto questo. Peccato che esista ancora qualcuno che continui a considerare l’evento una specie di esibizione di “All stars”. E’ chiaro che la trama sulla quale si basa la manifestazione sia, in primis, supportata da connotazioni tecniche. Ma molti dei protagonisti che in questi cinque anni hanno partecipato all’evento la loro “palla nel pozzo” la giocano tutto l’anno: chi assistendo un parente disabile, chi dedicando tempo libero a persone meno fortunate per puro volontariato, chi sacrificando amorevolmente parte della propria giornata a fare compagnia ad un nonno malato.
Nessuna cronaca racconterà mai la bellezza di questi gesti ed, anzi, forse i protagonisti non vogliono nemmeno che la cosa si sappia, perché esiste una specie di pudore nel compiere gesti nobili. Ecco, queste persone vincono ancor prima di scendere in campo, perché il loro gesto d’amore verso il prossimo lo compiono tutti i giorni. Era questa la frase impressa sulla targa che gli organizzatori hanno voluto regalare a Max Agostinis, giocatore della Folgore, che è arrivato tardi alla premiazione, proprio perché impegnato nel suo “rito” quotidiano. Se a qualcuno può interessare, il torno l’ha vinto la Selezione di Prima categoria che in finale ha battuto i colleghi della Terza. Nella prima partita gli esponenti della massima serie del Carnico avevano battuto la Seconda, mentre la Rappresentativa del Comitato di Tolmezzo aveva ceduto appunto agli atleti della Terza. La finale per il terzo posto è andata poi, ai calci di rigori, ai rappresentanti della Seconda. Premi speciali anche per Manuele Ferigo, centrocampista della Velox giudicato miglior giocatore della giornata, ed alla trasmissione “A tutto Carnico”, il cui ideatore e conduttore Renato Damiani, ha ritirato la targa a nome di un’equipe che offre sempre sostegno e visibilità all’evento.

La giornata aveva avuto un prologo nella mattinata, quando nella sala consiliare del Comune di Villa Santina, gli organizzatori avevano illustrato gli scopi della manifestazione. La cerimonia è risultato un incontro per pochi intimi, nonostante gli inviti a partecipare. Unico Sindaco presente (oltre al padrone di casa Romano Polonia), quello di Enemonzo Paolo Iussa. Poi, la manifestazione al Campo dei Pini. Perfetta lì organizzazione della Folgore, i cui dirigenti si sono impegnati con abilità e generosità, garantendo un chiosco fornito (il cui incasso è andato interamente nelle casse dell’organizzazione) ed offrendo alla fine un rinfresco di ottima qualità curato dalle mani sapienti di Monica e delle sue collaboratrici. L’unica cosa stonata della giornata sono stati i vuoti (davvero troppi!) nella tribuna del campo di Villa. Visto che la manifestazione proseguirà nei prossimi anni, vorrei rivolgere un invito a tutto il Carnico: si può, per una volta, superare il concetto più deleterio che nasconde la parola campanile? Si può, per una volta, lasciare da parte le polemiche perché uno è stato convocato ed uno no? Si può dimostrare che questo nostro campionato Carnico, quando vuole, ha il cuore grande e generoso della terra che lo esprime? Se un nostro piccolo gesto (che inizia con la presenza al campo) può regalare una speranza ad un bambino che soffre dall’alta parte del mondo, io credo che si possa. Anzi: si deve!