“CEDA”, PERCHE’?
Coppa Carnia [Redazione] 10 commenti »
Che il “Ceda” potesse prendere in considerazione l’ipotesi di non rigiocare la finale era una delle tante opzioni di cui si è parlato in questi giorni. Ora che la decisione è ufficiale, siamo certi che la logorrea mediatica, radio bar, radio chiosco e chi più ne ha più ne metta, tornerà ad invadere non solo il nostro sito ma tutto il mondo del Carnico. Cosa dire? E’ davvero difficile esprimere un’opinione, ben sapendo che dietro a questa decisione ce ne sono altre che reclamano il buon senso, l’etica sportiva, la voglia del Cedarchis di rifarsi un’immagine che inevitabilmente era uscita a pezzi dopo l’accettazione del ricorso.
Nell’articolo che avevo scritto su questo sito la scorsa settimana, avevo essenzialmente messo in evidenza quattro punti fondamentali della vicenda: 1) la legittimità della vittoria dell’Ovarese; 2) il fatto che il ricorso giallorosso avesse comunque una ratio regolamentare; 3) una correttezza ed una lealtà sportiva non propriamente soddisfatte dalla società cedarchina; 4) il mondo arbitrale, capace di “perdonare” un direttore di gara resosi responsabile di un errore ammesso, e quindi reo, per così dire, confesso. Ecco, proprio da questi punti vorrei adesso riprendere il discorso. Punto 1) la vittoria dell’Ovarese (perché in tutta questa confusione si è perso il senso dell’importantissima conquista dei ragazzi di Mecchia) dopo il ricorso è stata… schiacciante! L’exit poll dei consensi si era delineato inequivocabile già al “Campo dei Pini” quando iniziò a circolare la voce di questo benedetto ricorso. La gente, poi, ha confermato il gradimento biancazzurro, biasimando l’iniziativa giallorossa. Punto2) Sarebbe giusto ricordare che il ricorso (e la cosa è confermata dal fatto che è stato accettato) fu fatto a regola d’arte ma soprattutto non era così campato in aria come potrebbe sembrare ragionando col cuore del tifo anziché con la testa dello sportivo. Punto 3) Ribadisco il fatto che dal punto di vista della correttezza ci sarebbe (e c’è stato, altroché se c’è stato!) molto da discutere. Una squadra gloriosa, gagliarda, formidabile, straordinaria quale è stata il Cedarchis non doveva lasciarsi tentare da un cavillo giuridico per arricchire una bacheca tanto fiorente! Ma questa, naturalmente, è un’opinione del tutto personale, ci mancherebbe. Punto 4) Il settore arbitrale non ci è piaciuto e ribadiamo forte il concetto che ammettere un errore non vuol dire automaticamente essere perdonati o passarci sopra. Fossi stato il designatore avrei sottolineato l’onestà intelleuttuale di Sacchetto, ma l’avrei messo un pochino a riposo. Sarebbe stato un segnale forte. Invece, così, sembra quasi che (per l’AIA) non sia successo niente. Ed ora cosa succede? Se il Cedarchis si rifiuterà di giocare la finale incorrerà in sanzioni, perché è fuori dal mondo che una squadra che non si presenta non subisca conseguenze. La società del presidente Chiementin si appellava al regolamento (e la cosa, ripeto, aveva molto più senso di quanto potesse sembrare ad un’analisi superficiale). Ora, il “Ceda” accettando le eventuali conseguenze della mancata partecipazione alla finale bis deve accettare le sanzioni previste dallo stesso regolamento. E per chiudere, una domanda che credo sia legittima a questo punto ed alla quale il massimo dirigente del Cedarchis dovrà rispondere: cosa spinge una squadra a fare ricorso e poi, in qualche modo, a ricusarlo?

